Questo sono io
Utente: Pruun
In arte Pruun... perché questo soprannome? Boh, è nato così.
Sono un ragazzo che gioca a fare il giornalista ma che in realtà non ha mai smesso di studiare. In effetti mi considero un curioso di tutto ciò che riguarda l'uomo e la vita, ma se metto che mi considero esploratore è meglio ché fa più figo. Sono un pò lunatico e un pò malinconico, a volte strambo a volte stronzo, molto egocentrico ma anche timido... Da piccolo son rimasto folgorato dall'opera lirica e ora perdo tutto il mio tempo a sentire musica, musica, musica....


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Odi et Amo
Odio
Odio chi mi vuole allisciare il pelo, chi mi sfrutta, chi è ipocrita, chi è falso, chi non si sa pigliare in giro (e lo dico da persona mooooolto permalosa); odio la malinconia che spesso mi prende, odio il buio, le giornate che durano sei ore; odio la musica da discoteca, la strafottenza e l'ignoranza spacciate per cultura; odio chi scrive libri pensando solo al portafoglio e odio, soprattutto, chi si lamenta senza motivo. A teatro odio le esecuzioni asettiche, quelle che si dimenticano di interpretare un personaggio e pensano solo a cantare (e spesso non lo fanno nemmeno così bene).

Amo
Amo la musica, tutta la musica, anche se per quella lirica ho un feeling in più (e mi sono contenuto...); amo la lettura e i libri di Tolkien, Lovecraft, Melville, Leopardi, Hesse; amo stare in compagnia, ma spesso amo stare da solo; amo le persone che mi circondano, perché ormai basta uno sguardo e ci capiamo; amo guardare i film al cinema, ma anche a casa, purché ci siano gli amici; amo i colori del cielo e della natura; amo l'estate e amo la luce, ma amo anche l'inverno (giornate corte a parte) e amo la neve; amo il mare e amo la montagna... insomma cerco di cogliere il buono della vita e se pensate che amo troppe cose, sinceramente non me ne sbatte nulla!!! (Dai che scherzo, mò mica vi offendete?)
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Tutta l'opera italiana con una particolare predilezione per il Belcanto di Rossini, ma anche per le melodie lunghe lunghe di Bellini e la malinconia di Donizetti. Ma mi piacciono anche Verdi, Puccini, gli autori della 'musicaccia' verista (adoro Mascagni e i suoi contemporanei). Mozart, per me, è come un Dio. Ho una passione sfrenata per l'opera francese, sono affascinato dall'opera russa e da quella ceca e ultimamente sono riuscito anche a sentire le opere armene e georgiane. Da poco sono in fissa con il primo Ottocento tedesco e Wagner mentre da qualche mese ho scoperto tutta la grande bellezza di Strauss. Mi emoziona da matti, se eseguito bene, il recitar cantando di Monteverdi... insomma, mi sa che ci sono poche cose che non mi piacciono...

Opere che non amo
Ma ce ne saranno? Sarà che ancora sono curioso e mi interessa sentirle tutte!!!
Divi & Dive
Cantanti che amo
Joan Sutherland la STUPENDA su tutte, Maria Callas, Montserrat Caballé, Birgit Nillson, Giulietta Simionato, Norma Fantini, Fiorenza Cossotto, Daniela Dessì, Anna Caterina Antonacci, Kirsten Flagstad, Magda Olivero, Ghena Dimitrova, Gianna Rolandi, Luciana Serra, Mariella Devia, Marilyn Horne, Lucia Valentini Terrani, Maria Chiara, Nelly Miricioiu, Denia Mazzola Gavazzeni, Anna Bonitatibus, Mirella Freni, Raina Kabaivanska, Shirley Verrett, Grace Bumbry, Barbara Frittoli, Vesselina Kasarova, Renata Scotto, Renata Tebaldi, Régine Crespin, Beverly Sills, Lella Cuberli, Natalie Dessay, Beniamino Gigli (la voce di tenore più bella del secolo scorso), Alfredo Kraus, Luciano Pavarotti, Placido Domingo, Rockwell Blake, Chris Merritt, Salvatore Fisichella, Renato Bruson, Leo Nucci, Carlo Tagliabue, Sesto Bruscantini, Giulio Neri, Mario Del Monaco, Nicolai Ghiaurov, Enzo Dara, William Matteuzzi, Ettore Bastianini, Franco Corelli, Giorgio Casellato Lamberti, Carlo Bergonzi, Juan Diego Florez, Simon Keenlyside, Bryn Terfel... tutti ovviamente NON in ordine d'importanza (Joan esclusa, ovvio), ma forse ne ho anche dimenticato qualcuno

Cantanti che non amo
Dai che non è carino elencarli... poi dicono che noi melomani siamo cattivi... tzé...
Se lo dice lui...

J.R.R.Tolkien
Allora la voce degli Ainur, quasi con arpe e liuti, e flauti e trombe, e viole ed organi, quasi con innumerevoli cori che cantassero con parole, prese a plasmare il tema di Ilùvatar in una grande musica: e si levò un suono di melodie infinitamente avvicendantisi, conteste in armonia, che trascendevano l'udibile in profondità e altezza, e i luoghi della dimora di Ilùvatar ne erano riempiti a traboccarne, e la musica e l'eco della musica si spandevano nel Vuoto, ed esso non era vacuo. (Il Silmarillion / Ainulindale)
G. Leopardi
L'Infinito
Sempre caro mi fu quest'ermo colle, / e questa siepe, che da tanta parte / dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. / Ma sedendo e mirando, interminati / spazi al di là da quella, e sovrumani / silenzi, e profondissima quiete / io nel pensier mi fingo; ove per poco / il cor non si spaura. E come il vento / odo stormir tra queste piante, io quello / infinito silenzio a questa voce / vo comparando: e mi sovvien l'eterno, / e le morte stagioni, e la presente / e viva, e il suon di lei. Così tra questa / immensità s'annega il pensier mio: / e il naufragar m'è dolce in questo mare.

Da Il sabato del villaggio
Garzoncello scherzoso, / codesta età fiorita / è come un giorno d'allegrezza pieno, / giorno chiaro, sereno, / che precorre alla festa di tua vita. / Godi, fanciullo mio: stato soave, / stagion lieta è cotesta. / Altro dirti non vo'; ma la tua festa / ch'anco tardi a venir non ti sia grave.
H. Hesse
Ora ero di nuovo giovane e ciò che sentivo nell'anima, quel torrente di fuoco, la nostalgia travolgente, la passione sgelante come il tepido vento di marzo, tutto era giovane, nuovo e genuino. Come divampavano nuovamente i fuochi dimenticati, come risonavano squillanti i suoni di una volta, come mi fioriva il sangue, come cantava e gridava l'anima mia! (Harry) [...] Lei è generoso, è pronto ad ogni manifestazione stupida e seria, a tutto ciò che è sentimentale e privo di spirito. Io invece non sono di questo parere; di tutta la sua penitenza romantica non darei un soldo. Lei vuol essere giustiziato, vuol farsi tagliar la testa, vandalo che non è altro. Per cotesto ideale imbecille sarebbe capace di commettere dieci altri omicidi. Lei vuol morire, vigliacco, non vuol vivere. Ma perdio, dovrà proprio vivere! (Mozart a Harry) Il lupo della steppa
R.M.Rilke
Se la sua giornata le sembra povera, non la accusi; accusi se stesso, si dica che non è abbastanza poeta da evocarne le ricchezze; poiché per chi crea non esiste povertà, né vi sono luoghi indifferenti o miseri. (Lettere a un giovane poeta)
Crediti
Template e grafica originali byIN ARIA... & kiocciola

Il template è stato modificato da me per quel che riguarda alcuni colori e l'immagine: il modello originale di Inaria è visibile qui e scaricabile qui

Immagine: Dame Joan Sutherland nei panni di Elvira nei "Puritani" di Bellini

Modello originale distribuito su IN ARIA..., kiocciola, NST & GRAFICA DI STILE

Garfield
Animation by IN ARIA...
Son io che vi fa scaltri... l'arguzia mia crea l'arguzia degli altri...
23/06/2009
Falstaff dal Metropolitan di New York

Pubblicata anche qui!







Non è una novità. Ma la ristampa del mitico Falstaff newyorkese del 1992 in dvd è comunque un avvenimento per vari motivi: la presenza di Mirella Freni come splendente Alice Ford (e già favolosa Nannetta con Solti e Evans); il protagonismo di Paul Plishka, autorevole interprete del ruolo del titolo; la scintillante direzione di James Levine e, soprattutto, la magia di uno dei più begli spettacoli mai creati da Franco Zeffirelli. Ecco il grande Zeffirelli: un allestimento nato negli anni '60, ma invecchiato benissimo, ricco di humour, verve, ritmo teatrale e vis comica... all'interno di cornici scenografiche splendide i personaggi recitano con impeccabile bravura coinvolgendo lo spettatore in un gioco teatrale dal meccanismo oliato alla perfezione. A una riuscita visiva così elevata corrisponde la vitalissima direzione di James Levine, che seppur non ponendosi in maniera così spiccatamente personale come altri suoi colleghi, ha il pregio di essere fluida, precisa e estremamente teatrale. Il cast è dominato da Plishka e dalla Freni: bravissima, ironica, spiritosa e ottimamente cantata lei; sorprendente lui, capace di creare un personaggio originale e accattivante, oltretutto di straripante simpatia in scena. Gli altri, chi più chi meno, si pongono sotto: sarebbe ingiusto negare a Marilyn Horne lo status di grande artista (lo è sempre stata e la sua Quickly non fa eccezione) ma se il personaggio è eccellente, la tessitura della parte non le va comodissima. Giudici ci informa che Zeffirelli cambiò in parte la regia per adeguarsi ai problemi di flebite di cui la Horne soffriva all'epoca di questa registrazione. Ma la Horne resta sempre la Horne e allora è tutto da gustare il simpaticissimo incontro con Falstaff in apertura al II atto. Discreti gli altri: Bruno Pola, discreto Ford ma con qualche forzatura; Barbara Bonney, eterea Nannetta; Susan Graham, spiritosa Meg e Frank Lopardo, attendibile Fenton. Menzione speciale, infine, per lo splendido, inimitabile Cajus di Piero De Palma.

Pruun ha sfogato la sua pazzia melomane alle ore 11:25 | link | commenti | Categoria: verdi, freni, zeffirelli, plishka, levine
12/05/2009
Si vede la fine...
Vedo la luce... domani orale dell'esame finale Ssis!!!!!!

Poi Vacanzaaaaaaa

(relativa, visto che lavoro, e solo per un mese ma va bene lo stesso...)


Pruun ha sfogato la sua pazzia melomane alle ore 18:49 | link | commenti | Categoria: stagioni, ssis
11/04/2009
Buona Pasqua (?)
Non dimentichiamo la tragedia della gente d'Abruzzo, che accompagna una festività triste per loro...

Pruun ha sfogato la sua pazzia melomane alle ore 12:11 | link | commenti | Categoria: stagioni
04/04/2009
Francesca da Rimini - Macerata 2004
Postata anche qui!

La pubblicazione di questo dvd era attesa da tempo: non solo si tratta di un’opera di rarissima esecuzione e la cui discografia è abbastanza striminzita (l’unico altro video in commercio è quello con la Scotto e Domingo dal Metropolitan, del 1984) ma anche perché si è trattato di uno dei più bei spettacoli mai allestiti allo Sferisterio di Macerata.
Massimo Gasparon immaginò un allestimento ispirato agli ori e all’arte bizantina, anticipando di alcuni anni l’epoca di ambientazione del lavoro. Le riprese video, se non riescono a rendere appieno l’impatto di molte scene che occupavano tutti i 92 metri del palcoscenico dello Sferisterio nella loro interezza (ma va detto che sarebbe stata un’impresa impossibile per chiunque, troppo particolare è il palco dell’arena maceratese) permettono di osservare i preziosi particolari dei raffinati costumi.
Al momento di illustrare il suo spettacolo, cinque anni fa, Gasparon parlò di Francesca come dell’ultima imperatrice: e davvero come un’imperatrice è vestita Daniela Dessì, interprete intensa e soggiogante di questa produzione. Grande prova, la sua, capace di restituire la complessità e i turbamenti del personaggio con un’impressionante saldezza vocale, replicando l’emozione che suscitò, dal vivo, negli spettatori delle recite maceratesi.
Al suo fianco Fabio Armiliato trova in Paolo uno dei personaggi più riusciti della sua carriera (il lungo dialogo ‘Benvenuto signore mio cognato’ è davvero tutto da ascoltare) scoccando scintille nei duetti con la Dessì, pur se impegnato in una parte decisamente più corta (ma non più facile) rispetto al protagonismo assoluto del soprano.
Particolarmente ben scelti i ruoli minori (raro ascoltare un quartetto di ancelle così amalgamato e musicale come quello formato da Rosella Bevacqua, Sabrina Modena, Francesca Rinaldi e Roberta Canzian, quest’ultima bravissima come Biancofiore) e ispirata la direzione di Maurizio Barbacani.
Considerando le difficoltà del luogo di registrazione (lo Sferisterio, per chi non lo conoscesse, è un’arena all’aperto, splendida e di ottima acustica, ma sempre soggetta alle intemperanze atmosferiche di qualunque spettacolo ‘en plein air’) la registrazione è riuscita più che bene.

Nessun neo quindi? Uno si: nel booklet di accompagnamento (offerto in tre lingue ma NON in italiano) si leggono svariate imprecisioni, tra cui la più madornale è quella che pone la città di Macerata nel Nord Est dell’Italia… ma son rilievi minimi… Quello che conta è il contenuto del dvd… davvero da conoscere!!
Pruun ha sfogato la sua pazzia melomane alle ore 11:16 | link | commenti | Categoria: cronache discografiche
28/03/2009
Addio
E' successa una cosa bruttissima...

Noi a LoretoAlessandro (Beckmesser) non c'è più.

Se ne è andato nella notte tra mercoledì e giovedì.

Io non sono bravo a parlare in momenti come questi: posso dire solo che per me era un carissimo amico e questa notizia è terribile.

In questo momento va il mio abbraccio ai suoi familiari, ai suoi amici e soprattutto a Tiziana.

lo saluto con una delle sue cantanti preferite...

Ciao Ale...

UPDATE - Ho appena parlato con Norma Fantini, una mia carissima amica e un'artista bravissima: mi ha detto che dedicherà a Ale la sua performance nella recita del 02 aprile di Aida alla Staatsoper Unter Den Linden di Berlino. La ringrazio a nome mio e di tutti quanti volevano bene ad Alessandro.
Pruun ha sfogato la sua pazzia melomane alle ore 12:47 | link | commenti (3) | Categoria: stagioni, lettere di beckmesser
Handel 1685 - 1759
Postata anche qui

C’è chi considera gli anniversari un momento importante di celebrazione per un autore, chi invece crede che siano un problema nel sovraffollarsi di incisioni, rappresentazioni e esecuzioni volte, nelle intenzioni, a omaggiare il compositore di turno ma spesso limitate nelle intenzioni artistiche dalla necessità di inserirsi in un contesto troppo denso per poter emergere con la cura dovuta. Eppure non si dovrà nemmeno dimenticare che l’occasione di un anniversario è anche quella di ripensare e proporre nuove prospettive di un determinato autore, al contempo fornendo anche l’occasione per esplorare nicchie nascoste nel suo repertorio.

Nel caso di Georg Friedrich Handel la questione è più complicata: la renaissance handeliana (e, in generale, di tutto il repertorio sei-settecentesco antecedente Mozart) è una realtà sempre più viva e presente nel mondo discografico degli ultimi trenta anni: ogni major discografica, praticamente, ha la sua etichetta specializzata in edizioni di musica del ‘600 e ‘700 e la pratica di eseguire le opere su strumenti originali, dopo le iniziali e vigorosissime polemiche, è ormai entrata nell’uso stabile dei grandi teatri e delle grandi etichette. La discografia handeliana ha, quindi, ormai raggiunto numeri impressionanti per varietà e vastità: quello che ci proponiamo in questo breve scritto è fornire qualche linea guida, opinabile perché tutte le opinioni sono opinabili per definizione, sulle incisioni handeliane irrinunciabili per ogni appassionato.

Tra le incisioni più pionieristiche, quindi con strumenti moderni, va segnalata la storica e splendente Alcina di Joan Sutherland, un classico irrinunciabile della storia del disco (affiancata, nei cd DECCA da una splendida Teresa Berganza): la magistrale interpretazione della grande artista australiana è disponibile anche nella storica incisione live del 1959, che recentemente la Deutsche Grammophon ha reso disponibile nel suo catalogo.



Qui la Sutherland è affiancata da un Fritz Wunderlich di stupefacente bravura: i puristi degli strumenti originali potranno storcere il naso di fronte a questo disco, che è però assolutamente da conoscere per ogni appassionato handeliano che sia tale, tanta la bravura dei due protagonisti.

Chi proprio non può fare a meno del ‘sound’ offerto dagli strumenti originali può comunque gettarsi sull’ultima nata in casa Archiv, l’Alcina diretta da Alan Curtis.



In questo caso il valore aggiunto è quello offerto da un cast abbastanza omogeneo, in cui spicca per carisma, bravura e personalità la prova di Joyce DiDonato, che ormai si può considerare a buon diritto una realtà importantissima nel firmamento della musica settecentesca.

La DiDonato aveva già rivelato la sua bravura come splendida protagonista femminile del Floridante (ancora un’incisione Archiv diretta da Alan Curtis), dove è un’Elmira di grande impatto al fianco della potente caratterizzazione che Vito Priante offre del perfido Oronte. Marijana Mijanovic, dopo la prova non molto brillante della Rodelinda (sempre diretta da Curtis per la Archiv) è un attendibile protagonista.



Ma la DiDonato è anche una splendida Dejanira in un coinvolgente dvd dell’Hercules, che la vede in ottima forma (la pazzia della protagonista è davvero un grande momento di teatro) sotto la guida di William Christie, una garanzia per questo repertorio.



Infine, ancora della DiDonato, segnaliamo il bel recital ‘Furore’, edito lo scorso anno dalla Virgin e che offre una carrellata molto interessante delle potenzialità e della bravura della cantante americana.



Il recente recital handeliano di Rolando Villazon si pone, invece, su livelli un po’ più bassi:



nonostante la bravura di Paul McCreesh alla direzione Villazon non sempre riesce a mascherare la sua sostanziale estraneità al canto handeliano, soprattutto deludendo nella grande scena della morte di Tamerlano (in teoria quella più adatta alla sua vocalità) per la presenza di accenti improntati a una generica furia poco compatibili con le atmosfere musicali di questo momento così particolare. Tuttavia il recital di Villazon conferma che si stanno aprendo le porte a un nuovo tipo di sperimentazione, ovvero affidare i ruoli handeliani a cantanti non specialisti, creando una sorta di ‘contaminazione’ culturale del massimo interesse. La strada, in questo senso, era già stata aperta dal ‘solito’ William Christie con la splendente Alcina della Erato che allineava Renée Fleming, Natalie Dessay e Susan Graham.

Il fatto che, nella fattispecie, il risultato conseguito da Villazon non sia dei più rilevanti e, non ultimo, il sospetto che di operazione commerciale si tratti più che frutto di meditazione ponderata, non toglie nulla all’importanza della proposta che, magari, si potrà concretizzare in futuro in altri e più importanti risultati.

Oltre all’Alcina Curtis è ritornato sul mercato (sempre per la Archiv) con un’altra novità, l’Ezio. Anche in questo caso il cast è composto da specialisti tra cui spicca in particolare la protagonista Ann Hallenberg e il Valentiniano di Sonia Prina: emissione, quest’ultima, non molto ortodossa ma grande bellezza di timbro e dizione chiarissima.



Unico elemento debole di questa curatissima incisione è l’Onoria di Marianne Andersen, dalla dizione troppo artefatta per risultare credibile, mentre è notevole la resa di Karina Gauvin.



Sempre rimanendo in casa Curtis si può consigliare la bella edizione del Tolomeo (ancora con la Hallenberg e la Gauvin affiancate dai bravissimi Anna Bonitatibus, Pietro Spagnoli e Romina Basso) mentre, passando alle edizioni Virgin Veritas consegnate al disco da Curtis, è notevole la resa dell’Arminio, purtroppo viziata da un cast tendenzialmente diseguale.



Nel mare magnum delle incisioni handeliane si può ancora consigliare la Sutherland, stavolta impegnata in una Rodelinda che, sia pur in inglese, è di bellissima forza espressiva e di eccezionale bravura esecutiva, affiancata da un cast che, nel suo complesso, appare decoroso: anche in questo caso si tratta di un’incisione che non piacerà ai puristi, ma che è nondimeno irrinunciabile per comprendere come la voce possa rendersi palpabile strumento e veicolo di potenti emozioni drammatiche.



Per il Giulio Cesare è davvero da conoscere la registrazione integrale di René Jacobs, nel cui cast spicca per bravura il protagonista di Jennifer Larmore, mentre meno convincente appare la versione di Mark Minkowski (che la DECCA ha inserito nel suo cofanetto ‘The Masterworks’).



Per Minkowski sarà meglio rivolgersi, allora, alle bellissime edizioni di Ariodante e di Hercules: in entrambi i casi Minkowski guida (con strepitosa bravura, per inciso) cast molto interessanti capitanati in entrambi i casi dal carisma di Anne Sofie Von Otter (ma menzioni speciali meritano almeno Ewa Podles in Ariodante e David Daniels in Hercules).





Tornando ai video segnaliamo due edizioni importantissime: la prima è la Theodora prodotta a Glyndebourne in uno spettacolo di stupefacente bellezza (regia di Peter Sellars) e con un cast molto buono (spicca ancora la prova di Daniels): al timone il sempre grande William Christie.



La seconda, ancora con la regia di Peter Sellars, è un Giulio Cesare ambientato in gustose atmosfere contemporanee: il cast è migliore dal punto di vista attoriale che vocale, ma offre comunque prove dignitose sotto l’ottima guida di Craig Smith.



Ultimo arrivato nel mondo dei dvd, infine, il recente Tamerlano registrato a Madrid e edito da Opus Arte: vi agisce un ottimo cast capitanato da un sorprendente Placido Domingo come vigoroso Bajazet.



Ma prima ancora si è resa disponibile in video la registrazione di Semele nello splendido spettacolo che Robert Carsen ha approntato per Zurigo: nel cast, guidato con mano sicura da Wlliam Christie, spicca la prova di Cecilia Batoli che, come al solito, non mancherà di dividere il pubblico in fan e detrattori ma che si rivela ancora come una personalità indebitamente carismatica.



Del resto il pubblico la aveva già potuta conoscere, quale interprete handeliana, nella bella edizione del Rinaldo DECCA, dove era affiancata da un David Daniels di sorprendente bravura ma in cui spiccava positivamente anche la bravissima Luba Orgonasova. Dirige, in questo caso, Christophe Rousset.



Da conoscere, però (e anche in questo caso i puristi storceranno il naso... ma la prova vocale è troppo sensazionale per passarla sotto silenzio) è anche l'incarnazione di Marilyn Horne, bravissima in un live Nuova Era recentemente ristampato.



E qui termina il nostro piccolo viaggio all’interno della discografia del grande sassone: siamo consapevoli di aver glissato su parecchie incisioni, ma non era nostra intenzione offrire una panoramica esaustiva della discografia handeliana (sarebbe un’impresa titanica del resto) quanto segnalare quelli che, a nostro avviso, possono essere considerati i prodotti più interessanti e persuasivi disponibili sul mercato.

Buone celebrazioni a tutti!
Pruun ha sfogato la sua pazzia melomane alle ore 12:35 | link | commenti | Categoria: handel, cronache discografiche
13/03/2009
Roberto Alagna - The Sicilian
Postata anche qui



Se vi piacciono le compilation poco ufficiali, un po' disimpegnate sullo stile dei ‘canti della loro terra’ allora questo The Sicilian potrebbe intrigarvi.

Roberto Alagna firma un’incursione nel repertorio tradizionale delle canzoni siciliane, che costituiscono la maggior parte del programma di questo recital. Da ‘Abballati’ a ‘Ciuri Ciuri’, da ‘Sicilia Bedda’ a ‘Vitti ‘na crozza’ tutte le canzoni più celebri sono presenti in questa raccolta, fortemente voluta dallo stesso Alagna che, nell’esecuzione, ha immesso un’evidente e intensa partecipazione.

Alle canzoni tradizionali si aggiunge una Ninna Nanna del fratello Frédérico Alagna e un adattamento, peraltro evitabile nel suo essere molto kitsch, del celebre tema di Nino Rota di The Godfather (Il Padrino).

Alagna conquista non solo in virtù dell’idiomaticità linguistica, ma anche per l’evidente impegno profuso nella realizzazione del disco: anche certe emissioni un po’ aperte o un’estroversione espressiva, che suonerebbero eccessive in un’opera, non solo non danno fastidio, ma anzi sembrano perfettamente funzionali alla resa espressiva globale.

Il rischio di un eccesso fastidioso di folclore è quasi sempre evitato proprio grazie a questo contagioso entusiasmo immesso nella realizzazione.

Un disco dedicato ai fans (e alle fans) del tenore siculo-francese, ma anche a chi apprezza ed è incuriosito dagli album tematici che, da sempre, la Deutsche Grammophon mette in cantiere con i suoi artisti di punta.Guardate da youtube il video promozionale dell’album:


Pruun ha sfogato la sua pazzia melomane alle ore 19:32 | link | commenti | Categoria: cronache discografiche, alagna

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