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quiC’è chi considera gli anniversari un momento importante di celebrazione per un autore, chi invece crede che siano un problema nel sovraffollarsi di incisioni, rappresentazioni e esecuzioni volte, nelle intenzioni, a omaggiare il compositore di turno ma spesso limitate nelle intenzioni artistiche dalla necessità di inserirsi in un contesto troppo denso per poter emergere con la cura dovuta. Eppure non si dovrà nemmeno dimenticare che l’occasione di un anniversario è anche quella di ripensare e proporre nuove prospettive di un determinato autore, al contempo fornendo anche l’occasione per esplorare nicchie nascoste nel suo repertorio.
Nel caso di Georg Friedrich Handel la questione è più complicata: la renaissance handeliana (e, in generale, di tutto il repertorio sei-settecentesco antecedente Mozart) è una realtà sempre più viva e presente nel mondo discografico degli ultimi trenta anni: ogni major discografica, praticamente, ha la sua etichetta specializzata in edizioni di musica del ‘600 e ‘700 e la pratica di eseguire le opere su strumenti originali, dopo le iniziali e vigorosissime polemiche, è ormai entrata nell’uso stabile dei grandi teatri e delle grandi etichette. La discografia handeliana ha, quindi, ormai raggiunto numeri impressionanti per varietà e vastità: quello che ci proponiamo in questo breve scritto è fornire qualche linea guida, opinabile perché tutte le opinioni sono opinabili per definizione, sulle incisioni handeliane irrinunciabili per ogni appassionato.
Tra le incisioni più pionieristiche, quindi con strumenti moderni, va segnalata la storica e splendente Alcina di Joan Sutherland, un classico irrinunciabile della storia del disco (affiancata, nei cd DECCA da una splendida Teresa Berganza): la magistrale interpretazione della grande artista australiana è disponibile anche nella storica incisione live del 1959, che recentemente la Deutsche Grammophon ha reso disponibile nel suo catalogo.

Qui la Sutherland è affiancata da un Fritz Wunderlich di stupefacente bravura: i puristi degli strumenti originali potranno storcere il naso di fronte a questo disco, che è però assolutamente da conoscere per ogni appassionato handeliano che sia tale, tanta la bravura dei due protagonisti.
Chi proprio non può fare a meno del ‘sound’ offerto dagli strumenti originali può comunque gettarsi sull’ultima nata in casa Archiv, l’Alcina diretta da Alan Curtis.

In questo caso il valore aggiunto è quello offerto da un cast abbastanza omogeneo, in cui spicca per carisma, bravura e personalità la prova di Joyce DiDonato, che ormai si può considerare a buon diritto una realtà importantissima nel firmamento della musica settecentesca.
La DiDonato aveva già rivelato la sua bravura come splendida protagonista femminile del Floridante (ancora un’incisione Archiv diretta da Alan Curtis), dove è un’Elmira di grande impatto al fianco della potente caratterizzazione che Vito Priante offre del perfido Oronte. Marijana Mijanovic, dopo la prova non molto brillante della Rodelinda (sempre diretta da Curtis per la Archiv) è un attendibile protagonista.

Ma la DiDonato è anche una splendida Dejanira in un coinvolgente dvd dell’Hercules, che la vede in ottima forma (la pazzia della protagonista è davvero un grande momento di teatro) sotto la guida di William Christie, una garanzia per questo repertorio.

Infine, ancora della DiDonato, segnaliamo il bel recital ‘Furore’, edito lo scorso anno dalla Virgin e che offre una carrellata molto interessante delle potenzialità e della bravura della cantante americana.

Il recente recital handeliano di Rolando Villazon si pone, invece, su livelli un po’ più bassi:

nonostante la bravura di Paul McCreesh alla direzione Villazon non sempre riesce a mascherare la sua sostanziale estraneità al canto handeliano, soprattutto deludendo nella grande scena della morte di Tamerlano (in teoria quella più adatta alla sua vocalità) per la presenza di accenti improntati a una generica furia poco compatibili con le atmosfere musicali di questo momento così particolare. Tuttavia il recital di Villazon conferma che si stanno aprendo le porte a un nuovo tipo di sperimentazione, ovvero affidare i ruoli handeliani a cantanti non specialisti, creando una sorta di ‘contaminazione’ culturale del massimo interesse. La strada, in questo senso, era già stata aperta dal ‘solito’ William Christie con la splendente Alcina della Erato che allineava Renée Fleming, Natalie Dessay e Susan Graham.
Il fatto che, nella fattispecie, il risultato conseguito da Villazon non sia dei più rilevanti e, non ultimo, il sospetto che di operazione commerciale si tratti più che frutto di meditazione ponderata, non toglie nulla all’importanza della proposta che, magari, si potrà concretizzare in futuro in altri e più importanti risultati.
Oltre all’Alcina Curtis è ritornato sul mercato (sempre per la Archiv) con un’altra novità, l’Ezio. Anche in questo caso il cast è composto da specialisti tra cui spicca in particolare la protagonista Ann Hallenberg e il Valentiniano di Sonia Prina: emissione, quest’ultima, non molto ortodossa ma grande bellezza di timbro e dizione chiarissima.

Unico elemento debole di questa curatissima incisione è l’Onoria di Marianne Andersen, dalla dizione troppo artefatta per risultare credibile, mentre è notevole la resa di Karina Gauvin.

Sempre rimanendo in casa Curtis si può consigliare la bella edizione del Tolomeo (ancora con la Hallenberg e la Gauvin affiancate dai bravissimi Anna Bonitatibus, Pietro Spagnoli e Romina Basso) mentre, passando alle edizioni Virgin Veritas consegnate al disco da Curtis, è notevole la resa dell’Arminio, purtroppo viziata da un cast tendenzialmente diseguale.

Nel mare magnum delle incisioni handeliane si può ancora consigliare la Sutherland, stavolta impegnata in una Rodelinda che, sia pur in inglese, è di bellissima forza espressiva e di eccezionale bravura esecutiva, affiancata da un cast che, nel suo complesso, appare decoroso: anche in questo caso si tratta di un’incisione che non piacerà ai puristi, ma che è nondimeno irrinunciabile per comprendere come la voce possa rendersi palpabile strumento e veicolo di potenti emozioni drammatiche.

Per il Giulio Cesare è davvero da conoscere la registrazione integrale di René Jacobs, nel cui cast spicca per bravura il protagonista di Jennifer Larmore, mentre meno convincente appare la versione di Mark Minkowski (che la DECCA ha inserito nel suo cofanetto ‘The Masterworks’).

Per Minkowski sarà meglio rivolgersi, allora, alle bellissime edizioni di Ariodante e di Hercules: in entrambi i casi Minkowski guida (con strepitosa bravura, per inciso) cast molto interessanti capitanati in entrambi i casi dal carisma di Anne Sofie Von Otter (ma menzioni speciali meritano almeno Ewa Podles in Ariodante e David Daniels in Hercules).


Tornando ai video segnaliamo due edizioni importantissime: la prima è la Theodora prodotta a Glyndebourne in uno spettacolo di stupefacente bellezza (regia di Peter Sellars) e con un cast molto buono (spicca ancora la prova di Daniels): al timone il sempre grande William Christie.

La seconda, ancora con la regia di Peter Sellars, è un Giulio Cesare ambientato in gustose atmosfere contemporanee: il cast è migliore dal punto di vista attoriale che vocale, ma offre comunque prove dignitose sotto l’ottima guida di Craig Smith.

Ultimo arrivato nel mondo dei dvd, infine, il recente Tamerlano registrato a Madrid e edito da Opus Arte: vi agisce un ottimo cast capitanato da un sorprendente Placido Domingo come vigoroso Bajazet.

Ma prima ancora si è resa disponibile in video la registrazione di Semele nello splendido spettacolo che Robert Carsen ha approntato per Zurigo: nel cast, guidato con mano sicura da Wlliam Christie, spicca la prova di Cecilia Batoli che, come al solito, non mancherà di dividere il pubblico in fan e detrattori ma che si rivela ancora come una personalità indebitamente carismatica.

Del resto il pubblico la aveva già potuta conoscere, quale interprete handeliana, nella bella edizione del Rinaldo DECCA, dove era affiancata da un David Daniels di sorprendente bravura ma in cui spiccava positivamente anche la bravissima Luba Orgonasova. Dirige, in questo caso, Christophe Rousset.

Da conoscere, però (e anche in questo caso i puristi storceranno il naso... ma la prova vocale è troppo sensazionale per passarla sotto silenzio) è anche l'incarnazione di Marilyn Horne, bravissima in un live Nuova Era recentemente ristampato.

E qui termina il nostro piccolo viaggio all’interno della discografia del grande sassone: siamo consapevoli di aver glissato su parecchie incisioni, ma non era nostra intenzione offrire una panoramica esaustiva della discografia handeliana (sarebbe un’impresa titanica del resto) quanto segnalare quelli che, a nostro avviso, possono essere considerati i prodotti più interessanti e persuasivi disponibili sul mercato.
Buone celebrazioni a tutti!