Questo sono io
Blogger: Pruun
Nome: Gabriele Cesaretti
In arte Pruun... perché questo soprannome? Boh, è nato così.
Sono un ragazzo che gioca a fare il giornalista ma che in realtà non ha mai smesso di studiare. In effetti mi considero un curioso di tutto ciò che riguarda l'uomo e la vita, ma se metto che mi considero esploratore è meglio ché fa più figo. Sono un pò lunatico e un pò malinconico, a volte strambo a volte stronzo, molto egocentrico ma anche timido... Da piccolo son rimasto folgorato dall'opera lirica e ora perdo tutto il mio tempo a sentire musica, musica, musica....


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Odi et Amo
Odio
Odio chi mi vuole allisciare il pelo, chi mi sfrutta, chi è ipocrita, chi è falso, chi non si sa pigliare in giro (e lo dico da persona mooooolto permalosa); odio la malinconia che spesso mi prende, odio il buio, le giornate che durano sei ore; odio la musica da discoteca, la strafottenza e l'ignoranza spacciate per cultura; odio chi scrive libri pensando solo al portafoglio e odio, soprattutto, chi si lamenta senza motivo. A teatro odio le esecuzioni asettiche, quelle che si dimenticano di interpretare un personaggio e pensano solo a cantare (e spesso non lo fanno nemmeno così bene).

Amo
Amo la musica, tutta la musica, anche se per quella lirica ho un feeling in più (e mi sono contenuto...); amo la lettura e i libri di Tolkien, Lovecraft, Melville, Leopardi, Hesse; amo stare in compagnia, ma spesso amo stare da solo; amo le persone che mi circondano, perché ormai basta uno sguardo e ci capiamo; amo guardare i film al cinema, ma anche a casa, purché ci siano gli amici; amo i colori del cielo e della natura; amo l'estate e amo la luce, ma amo anche l'inverno (giornate corte a parte) e amo la neve; amo il mare e amo la montagna... insomma cerco di cogliere il buono della vita e se pensate che amo troppe cose, sinceramente non me ne sbatte nulla!!! (Dai che scherzo, mò mica vi offendete?)
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Beckmesser è un caro amico che ha scelto di partecipare inviandomi delle lettere "a tema": le distinguerete facilmente perché pubblicate con i caratteri azzurrini. Misja è una compagna di università molto curiosa, ma ancora non ha mai postato!
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La Meridiana
Questi sono alcuni dei miei ultimi articoli
Questo è il link per scaricare i miei articoli dalla Meridiana, settimanale osimano in cui scrivo. C'è una scelta di quelli del 2007 che avevo sottomano. Se non siete pratici di RapidShare, poco male: cliccate qua sopra. Alla pagina che apparirà cliccate "free" in basso a destra; dopodiché inserite il codice e partite con il download!
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Opere che amo
Tutta l'opera italiana con una particolare predilezione per il Belcanto di Rossini, ma anche per le melodie lunghe lunghe di Bellini e la malinconia di Donizetti. Ma mi piacciono anche Verdi, Puccini, gli autori della 'musicaccia' verista (adoro Mascagni e i suoi contemporanei). Mozart, per me, è come un Dio. Ho una passione sfrenata per l'opera francese, sono affascinato dall'opera russa e da quella ceca e ultimamente sono riuscito anche a sentire le opere armene e georgiane. Da poco sono in fissa con il primo Ottocento tedesco e Wagner mentre da qualche mese ho scoperto tutta la grande bellezza di Strauss. Mi emoziona da matti, se eseguito bene, il recitar cantando di Monteverdi... insomma, mi sa che ci sono poche cose che non mi piacciono...

Opere che non amo
Ma ce ne saranno? Sarà che ancora sono curioso e mi interessa sentirle tutte!!!
Divi & Dive
Cantanti che amo
Joan Sutherland la STUPENDA su tutte, Maria Callas, Montserrat Caballé, Birgit Nillson, Giulietta Simionato, Norma Fantini, Fiorenza Cossotto, Daniela Dessì, Anna Caterina Antonacci, Kirsten Flagstad, Magda Olivero, Ghena Dimitrova, Gianna Rolandi, Luciana Serra, Mariella Devia, Marilyn Horne, Lucia Valentini Terrani, Maria Chiara, Nelly Miricioiu, Denia Mazzola Gavazzeni, Anna Bonitatibus, Mirella Freni, Raina Kabaivanska, Shirley Verrett, Grace Bumbry, Barbara Frittoli, Vesselina Kasarova, Renata Scotto, Renata Tebaldi, Régine Crespin, Beverly Sills, Lella Cuberli, Natalie Dessay, Beniamino Gigli (la voce di tenore più bella del secolo scorso), Alfredo Kraus, Luciano Pavarotti, Placido Domingo, Rockwell Blake, Chris Merritt, Salvatore Fisichella, Renato Bruson, Leo Nucci, Carlo Tagliabue, Sesto Bruscantini, Giulio Neri, Mario Del Monaco, Nicolai Ghiaurov, Enzo Dara, William Matteuzzi, Ettore Bastianini, Franco Corelli, Giorgio Casellato Lamberti, Carlo Bergonzi, Juan Diego Florez, Simon Keenlyside, Bryn Terfel... tutti ovviamente NON in ordine d'importanza (Joan esclusa, ovvio), ma forse ne ho anche dimenticato qualcuno

Cantanti che non amo
Dai che non è carino elencarli... poi dicono che noi melomani siamo cattivi... tzé...
Se lo dice lui...

J.R.R.Tolkien
Allora la voce degli Ainur, quasi con arpe e liuti, e flauti e trombe, e viole ed organi, quasi con innumerevoli cori che cantassero con parole, prese a plasmare il tema di Ilùvatar in una grande musica: e si levò un suono di melodie infinitamente avvicendantisi, conteste in armonia, che trascendevano l'udibile in profondità e altezza, e i luoghi della dimora di Ilùvatar ne erano riempiti a traboccarne, e la musica e l'eco della musica si spandevano nel Vuoto, ed esso non era vacuo. (Il Silmarillion / Ainulindale)
G. Leopardi
L'Infinito
Sempre caro mi fu quest'ermo colle, / e questa siepe, che da tanta parte / dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. / Ma sedendo e mirando, interminati / spazi al di là da quella, e sovrumani / silenzi, e profondissima quiete / io nel pensier mi fingo; ove per poco / il cor non si spaura. E come il vento / odo stormir tra queste piante, io quello / infinito silenzio a questa voce / vo comparando: e mi sovvien l'eterno, / e le morte stagioni, e la presente / e viva, e il suon di lei. Così tra questa / immensità s'annega il pensier mio: / e il naufragar m'è dolce in questo mare.

Da Il sabato del villaggio
Garzoncello scherzoso, / codesta età fiorita / è come un giorno d'allegrezza pieno, / giorno chiaro, sereno, / che precorre alla festa di tua vita. / Godi, fanciullo mio: stato soave, / stagion lieta è cotesta. / Altro dirti non vo'; ma la tua festa / ch'anco tardi a venir non ti sia grave.
H. Hesse
Ora ero di nuovo giovane e ciò che sentivo nell'anima, quel torrente di fuoco, la nostalgia travolgente, la passione sgelante come il tepido vento di marzo, tutto era giovane, nuovo e genuino. Come divampavano nuovamente i fuochi dimenticati, come risonavano squillanti i suoni di una volta, come mi fioriva il sangue, come cantava e gridava l'anima mia! (Harry) [...] Lei è generoso, è pronto ad ogni manifestazione stupida e seria, a tutto ciò che è sentimentale e privo di spirito. Io invece non sono di questo parere; di tutta la sua penitenza romantica non darei un soldo. Lei vuol essere giustiziato, vuol farsi tagliar la testa, vandalo che non è altro. Per cotesto ideale imbecille sarebbe capace di commettere dieci altri omicidi. Lei vuol morire, vigliacco, non vuol vivere. Ma perdio, dovrà proprio vivere! (Mozart a Harry) Il lupo della steppa
R.M.Rilke
Se la sua giornata le sembra povera, non la accusi; accusi se stesso, si dica che non è abbastanza poeta da evocarne le ricchezze; poiché per chi crea non esiste povertà, né vi sono luoghi indifferenti o miseri. (Lettere a un giovane poeta)
Crediti
Template e grafica originali byIN ARIA... & kiocciola

Il template è stato modificato da me per quel che riguarda alcuni colori e l'immagine: il modello originale di Inaria è visibile qui e scaricabile qui

Immagine: Dame Joan Sutherland nei panni di Elvira nei "Puritani" di Bellini

Modello originale distribuito su IN ARIA..., kiocciola, NST & GRAFICA DI STILE

Garfield
Animation by IN ARIA...
Son io che vi fa scaltri... l'arguzia mia crea l'arguzia degli altri...
29/09/2007
"Maria" di Cecilia Bartoli
   Maria Cecilia Bartoli
    Premetto che non sono un cultore di Cecilia Bartoli, una cantante che ha riscontrato, presso il mio gusto, fortune sempre alterne.  Eppure il baccano mediatico che si è scatenato attorno al suo ultimo disco, dedicato al repertorio e alle musiche di Maria Malibran, impone di dedicare un po di attenzione alla proposta.
    Il titolo è furbescamente ingenuo, per un album pubblicato in concomitanza con il trentennale della morte della Callas: "Maria". Ovvio che si tratti della Malibran, però, insomma, un po più di buon gusto non avrebbe guastato (così come non avrebbe guastato nel booklet, carico di foto alcune delle quali sono veramente trash): ma in un disco non mi sono mai interessato della grafica, quanto del contenuto e, come spesso avviene nell'ultima Bartoli, è stato proprio il contenuto, ricco di arie sconosciute e in prima registrazione assoluta, a spingermi all'acquisto, per soddisfare la mia insonne curiosità di esponente dell'Avanguardia Lirica. Bene, che dire? Che sono rimasto molto deluso anche dal lavoro filologico che sta dietro l'operazione. Va bene omaggiare la Malibran, va bene organizzare anche altre belle iniziative  ad affiancare e sostenere il prevedibile tour di concerti, ma il programma del disco poteva essere presentato meglio.
    La prima imprecisione è nell'aria dell'Elisir d'amore, attribuita alla Malibran ma forse di Bériot: il dibattito è aperto dato che nelle note si specifica che le due copie della versione per piano portano attribuzione diverse causate dalla firma, "M. de Bériot", che potrebbe significare sia "Monsieur" che "Maria" de Bériot. Ma non è nell'attribuzione l'imprecisione: si dice, infatti, che quest'aria è alla sua "world premiere recording", ma in realtà la cabaletta è stata incisa nientemeno che da Joan Sutherland nel suo Elisir DECCA del 1970, mentre l'aria venne affrontata anche da Fanny Toresella (la prima Tilda di Cilea) nel lontano 1903. Eccola qua, per i San Tommaso:




Fanny Toresella - Prendi per me sei libero - (M. de Bériot o M. Malibran? per L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti, 1903)


    Ma fin qui sarebbe poco male, giusto un'imprecisione (grave, eh, perché la Sutherland poi per la DECCA incideva, però transeat), il problema maggiore è che la cabaletta "Nel dolce incanto" è eseguita senza il da capo, così come quella dei Puritrani.
    Che senso ha, mi chiedo, menare nelle note d'introduzione la non idoneità delle intepreti odierne ai ruoli di Amina e Norma (che secondo i curatori delle note sarebbero per mezzosoprano... opinabile, ma rispettabile come tutte le convinzioni) e elencare tutti gli studi filologici fatti dalla Bartoli e dal complesso La Scintilla su strumenti originali, se poi non si segue la prassi principale del Belcanto, ovvero eseguire e variare un da capo?
    Rispondendo a un intervistatore che le chiedeva il perché del taglio del da capo di "Vien diletto" la Bartoli ha risposto: "Perché un cd contiene al massimo 80 minuti di musica e qui ce ne sono 79. Volevo dare un quadro il più possibile ampio della musica cantata dalla Malibran" (Classic Voice n. 100, settembre 2007, ancora in edicola) adducendo le stesse motivazioni per la mancanza di recitativo e cabaletta di Norma: "Vedi sopra: non c'era spazio. sarebbe stato bello fare un disco doppio, ma non era possibile".
    Sarà, ma resta il fatto che, al di là della lodevole intenzione di vendere un disco pieno (non se ne può più di recital venduti a prezzo pieno che magari durano 50-60 minuti) proprio l'aspetto filologico ne esce pesantemente compromesso, e non basta elogiare il suono del flauto originale che renderebbe l'aspetto più fragile del "Casta Diva": simili tagli andavano segnalati nel libretto di accompagnamento. Punto.
    Si poteva, a questo punto, evitare il finale della Sonnambula, visto che uscirà integrale il prossimo anno con la Bartoli e Florez (sempre DECCA, ovvio) e incidere meglio i pezzi proposti, dato che all'aria di Ines de Castro manca l'introduzione orchestrale, ledendo l'atmosfera drammatica del pezzo.
    A proposito dell'Ines, il fatto curioso è che non si segue l'edizione critica curata da Paola Ciarlantini, andata in scena per ben due volte (Jesi 1999, pubblicata pure in cd da Bongiovanni, e Coimbra 2003): la spia è la diversità testuale del primo verso, che recita Cari giorni a me sereni in luogo del Cari giorni a me ridenti proposto nell'edizione critica (oltretutto più in linea con il rapporto di rime ABAB CDCD delle due strofe della romanza:

Cari giorni a me ridenti
d'innocenza e di virtù,
foste brevi, siete spenti,
né a brillar tornate più.

Nel dolor è scorsa intera
la prim'ora dell'età,
mia giornata innanzi a sera
nel dolor tramonterà.
   
    Facendovi un giro qui e immettendo i due incipit potrete ben rilevare come alcune copie dell'aria staccata recitino la dicitura "sereni", ma "ridenti" è la dicitura riportata nelle due copie manoscritte alla base dell'edizione critica: tutto 'sto casino pe 'na parola? E no, ché questa parola indica che non si è utilizzata un'edizione critica libera, disponibile e consultabile alla Biblioteca Planettiana di Jesi, quindi almeno vorrei sapere su quale altra fonte è stata preparata l'esecuzione, tutto qua.

    Fatte queste, per me, doverose premesse... com'è questo recital? Lei è la Bartoli. Sempre iperespressiva (cosa che a me dà parecchio fastidio, perché la trovo molto manierata), sempre alla ricerca del capello da spezzare in quattro all'interno della parola, sempre molto nervosa nella coloratura e sempre dalla voce molto, ma molto esile e piccolina, specialmente al centro (ma sarà voluto? In fondo nelle note di presentazione si legge che la Malibran avrebbe avuto gli "estremi registri probabilmente più affermati di quello centrale"... su che basi, poi, lo si affermi proprio non lo so).
    Indubbio che i brani in cui sia meno a suo agio siano quelli belliniani, con buona pace dell'estensore delle note di presentazione, e questo perché i confronti sono spiacevoli, e tutti a svantaggio della cantante romana (che oltretutto si è lasciata anche andare a
dichiarazioni un filo pesanti e fuori luogo su Norma, manco l'avesse debuttata a teatro): d'accordo, lei esegue in "Casta Diva" tutti i pp e i p scritti da Bellini, ma dov'è la sacralità del ruolo? Dov'è la sacerdotessa? Suvvia, Norma è anche una guida spirituale e tutto questo deve passare nel canto. Qui "Casta Diva" sembra intonata come una preghiera tra se e se, pieno di ansimi, respiri affannosi (qualcuno li troverà indice di grande interpretazione... a me sembrano sempre uguali a se stessi).
    La coloratura è sempre nevrotica, sovreccitata, nervosa... anche qui ho i miei dubbi sulla filologicità dell'operazione. Il "m'abbraccia" della Bartoli al finale di Sonnambula trasmette forse la sensazione di gioia per cui Bellini saltò sulla sedia in estasi?... Io preferisco la Callas (e non sono un vedovo, sia chiaro), il cui registro centrale sontuoso (e estesissimo in acuto) rendeva meglio la centralità di un ruolo come quello di Amina...
   
    Chi ammira la Bartoli (cantante sicuramente molto personale) probabilmente ammirerà anche questo album, io son rimasto perplesso sia dalla tecnica vocale esibita che dalle discutibili premesse filologiche dell'esecuzione.

    Maria Malibran
    Ovviamente il post non pretende di essere esaustivo e approfondito, sono riflessioni a braccio che mi son venute ascoltando questo disco e volendo documentarmi meglio sulle scelte stilistiche alla base della sua realizzazione.
    I miei ringraziamenti per il materiale di approfondimento fornito vanno a
Paola Ciarlantini , curatrice dell'edizione critica di Ines de castro, che mi ha dato molte utili "dritte" e a Giulia Grisi e Domenico Donzelli, forumisti di Opera Click e Opera Disc, che mi hanno gentilmente fornito il brano della Torresella.
Pruun ha sfogato la sua pazzia melomane alle ore 17:18 | link | commenti (10) | Categoria: bartoli, torresella, cronache discografiche

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